Am I a Man or a drink?


giovedì, 25 ottobre 2007 @ 25/10/2007 22:47

0h gente ! Sapeste cosa è successo al vostro amico la scorsa fine settimana....
Avevo affittato un delizioso cottage a Port Erin sull’isola di Man. Di solito passavo la serata seduto su una graziosa poltroncina in stile coloniale di vimini,la poltroncina stava sul portico,il portico s’affacciava sul porto,il porto sul mare d’Irlanda, che dio l’abbia in gloria ! Seduto su cuscini chiusi da composizioni multicolori patchworks wool, con un gatto biancoenero senza coda sulle mie ginocchia, sorseggiavo orange tea at five pm e l’ambrato liquore maltato in the evening quando, d’un tratto, l’otto d’agosto di quest’anno, mi venne il brizzo di scendere al porto e raggiungere il pub di O’ Delight, comunemente chiamato Na nEachtach in Fiodh Gaibhle dai gaelici del posto. Lì trovai un whiskey dell’isola di Benbecula delle Ebridi Esterne Scozzesi che stava discorrendo con un irishwhiskey di Carndonagh dello Inishowen. Persi nelle loro etiliche elucubrazioni quasi si perdono il passaggio d’una bionda grappa friulana, blonde sexy lady, arrampicata su gialli tralci di vite ladina, d’imperioso ed accantivante incedere di/vino. E lì che ho visto lo scozzese distillato voltarsi di sguincio verso l’irlandoliquore e dire : Non so te, ma io mi sento un pò TORBATO !

Di: Kabeira | commenti (1) | plink |

ORA PROPRIO NON SE NE PUO’ PIU’


lunedì, 18 giugno 2007 @ 18/06/2007 22:21

Se non bastassero :
 
1. le guerre preventive, chirurgiche, i danni collaterali

2. il menefreghismo rispetto alle emissioni inquinanti, lo sperpero dell’energia, la vendita degli hummer e di altre cotante tracotante monnezze

3. l’articolo costituente sulla libertà del possesso d’armi

4. la pena di morte di x stati + 1

5. l’imposizione d’una pseudo culura massificante e cerebrolesionante

6. tutto il resto,che non basterebbero mille computer digitati all’unisono per milleeunanotte a dire quel che c’è di raccapricciante, abominevole negli e degli usa (sempre nella misura del rapporto con il positivo al quadrato, nel senso che badusa = goodusallaseconda, insomma c’è molto buono ma il cattivo è più forte due volte ed il buono sembra fare il gioco del cattivo, creare un alibi di democratico dissenso.....cosa cantavano gli airplane se non di revolution, ma chi la fa negli usa.....la apple?)

Scusate, mi son lasciato prendere dal corteo che agita  i miei dormienti neuroni.
Non bastano i sei punti prec. Ho  saputo che in nove stati statunitensi è legale la CACCIA SPORTIVA AL COGUARO (o leone di montagna o leone d’america o puma o etcetc che è il felino, o meglio il mammifero o meglio l’animale che possiede più nomi del creato...più di lui,in assoluto al primissimo posto, solo un altro c’è che viene riconosciuto con più nomi....già proprio l’ EntitàSuprema Iddio, ne và da sè che se qualcuno è ateo o agnostico o non credente, il massimo della nomenclatura terrestre  è la creatura di cui sopra) .
Nove stati : il puma sulle montagne rocciose stà. Quanti stati inglobano le rocciose montagne ?  Idaho, Montana, Colorado, Nevada, Wyoming, Utah,  Arizona, New Mexico, mancherebbe uno stato anche se le montagne rocciose son finite, potrebbe essere Washington, pur essendo catena delle cascate o California o Texas, che quando c’è da sparare è lì in prima linea, fate un pò voi, ma il fatto è che si può cacciare SPORTIVAMENTE  il coguaro negli stati degli stati uniti dove il coguaro vive (pure in due province canadesi a dir il vero).
Sportiva ? Intanto si effettua d’inverno, quando il puma ha più fame ed è meno cauto, si liberano i cani muniti di radiocollare, che non si può mica corrergli dietro dopo tutto un viaggio in Suv a bere bourbon, si rifiata, si raggiungono, con la dovuta calma, i cani che hanno scovato il felino e fatto salire sull’albero più atto alla salita, “ che fotte a me di queste bestie ululanti- pensa the mountainlion- se posso mettermi qui tranquillotranquillo e loro son incapaci di raggiungermi pur balzando dalla neve come molle di babau “ . Ecco che però giungono gli SPORTIVI con le carabine di precisione e puntamento laser. Che vadano a c.,maledetti gringos, ma prima di farlo che si mettano cani,carabine e suv on the ass. Osti e quando cè vò cè vò . Inutile aggiungere a queste quattro righe un saluto alla coguarina, inutile ma noi lo facciamo egualmente. NON SALIRE SUGLI ALBERI !!!

Di: Kabeira | commenti | plink |

MEXICAMISSION


mercoledì, 13 giugno 2007 @ 13/06/2007 21:50

Non solo per conto del Grande Cetaceo eravamo in missione. Pure per seguire le righe di un moderno feuilleton com’è la Reina del Sur, di Arturo Perez Reverte. Ci siamo lasciati prendere dai bandidos contrabanderos, dalle canzoni che ne cantano le gesta (corridos), dalla tequila che lei beveva, delle Faros che lei fumava. Non ho trovato le Faros. Anzi le ho trovate solo all’areoporto, al ritorno per la Spagna. Ho fumato senza filtro a zonzo per il Messico altri tubicini di carta e tabacco: Delicados. Ho portato a casa una stecca di Faros, dodici pacchetti per sedici sigarette in ogni pacchetto. Finite, ho smesso di fumare, missione compiuta per il tabacco. La musica ci ha dato filo da torcere. Cercavamo i corridos cantati da Los Tigres del Norte, versione messicana dei Gratefuldead/Nomadi/OrchestraCasadei tuttinsiemeappassionatamente.
A Sanignacio nada, c’era però un cd straniero, l’unico, d’un certo ramazzottimista. Di Ferro, che amavano, non volevano più sentir parlare dopo le sue asserzioni negative sulle donne messicane. Che dire della conoscenza musicale di Esther, tenutaria dell’AngelAzur ? Teneva tanta musica dal jazz al blues dal reggae al rock dalla classica al pop. Tutto di qualità. Le abbiamo chiesto cosa  le piacesse della musica italiana. Ci ha risposto Morricone (10+) e Celentano (?).  Però a La Paz, la mattina del quindicimarzo, dopo aver fatto colazione con i colibrì del giardino dell’angel, dopo aver salutato il panzon ed il coniglio, aver accarezzato Luna, prima di prendere l’aereo per Mexico City, abbiamo trovato una raccolta de Los Tigres del Norte. Missione musicale compiuta.
tigres

Di: Kabeira | commenti | plink |

REVUELTA MEXICANA


martedì, 12 giugno 2007 @ 12/06/2007 22:04

Rieccomi qui a parlare del Mexico, con birretta, dopo due mesi d’assenza dovuti alla mia desparecida indotta dai governativi. M’hanno fatto visita. Hanno letto il blog e preteso spiegazioni. Intagliando la madera per farmi confessare l’inconfessabile in una gabbia stile guantanamo. Sono di nuovo qui, però, con voce libera e gioielli fumanti. Ripartiamo da San Ignacio. Ripartiamo in una mattina di cielito lindo, inerpicandoci sui tornanti del vulcano delle tre vergini, con occhi pronti a scovar pumas. Niente felini ma dietro una curva una decina di cani della prateria ci dilettano con esercizi circensi sotto gli occhi d’uno scoiattolo del deserto, appollaiato su un cactus. Canyons e sierre, la sierra de santa lucia. Il paese minerario di Santa Rosalia di stabilimenti estrattivi abbandonati, affascinante centro d’archeologia industriale, casette prefabbricate colorate, la chiesa progettata dall’ingegnerEiffel, il malecon, pellicani e scorci di mare tra le colline. Segue una serie di siti ameni dove si posizionano gringoscampers di pensionati fuggiti dagli states per il clima e per il cambio favorevole. Bahia Concepcion, rifugio di mante e squali balena, ma non affittiamo nessuna barca per snorkelare i giganti marini, un’altra volta, dobbiamo ritornare a La Paz, domani il continente ci attende.
baiaQuesto non mi impedisce di bagnarmi nel Mar de Cortez, nelle prime bracciate dell’anno, di scovare un pesce palla ed una razza, d’ uscire scortato da un gabbiano.
Scopriamo di non poter molestare i segnali stradali.
senalPranziamo a Loreto, antica capitale storica delle californie.
loreto1E’ già pomeriggio tardo e siamo a metà strada.
I chilometri si fanno sentire con tramonti dalle ardite cromoscenographie.
Alle dieci della tarde La Paz sembra ci chiuda le porte delle trattorie. Scoviamo un ultimo posto e siamo gli ultimi clienti, con tutta l’aria d’esser anche i primi di questa sera di solitUdine. Il ristorante si chiama La Pazta.
Richiama il nome della città e ci cibi italiani che serve. Ahinoi, questa globalizzazione !

Di: Kabeira | commenti | plink |

OTTOGIUGNODUEMILASETTEVENERDI’


domenica, 10 giugno 2007 @ 10/06/2007 22:01

Prima mondiale della nuova opera di Laurie Anderson. Ad Udine. Teatro Giovanni da Udine (appunto).Dovrebbe esserci una marea di gente.Biglietti esauriti dall’anno scorso. Eravamo in duecento bagnati, centonovanta asciutti. Quattro gatti per Homeland. Pensieri :
1. come è dura avere coscenza sociale,politica,umanitaria negli states
2. speranze minime se per un’artista così c’eravamo noi, così pochi ad emozionarci l’anima
3.mi sono sentito orfano alla fine della performance
4.non racconterò niente nè della musica nè delle parole fintanto che mi sentirò scosso così.
Non c’era neppure LMO, a cena con i suoi colleghi psicomaniaci.
C’era lui, però. Il marito (cielo ! Suo marito !). Seduto su una poltroncina in platea in quindicesima fila, poltroncina sette (io in fila tredicesima poltroncina undicesima). Con la faccia finalmente in armonia con l’età. Carisma a rimorchi, come succede a loro, con tutte le emozioni che s’attaccano come mitili alla chiglia della nave e lui di mari ne ha solcati, tanti. Ho chiesto un segno inchiostrato to LMO, l’ha pittato senza parole.    Alla fine della serata,all’uscita degli artisti ho atteso lei, ho chiamato LMO perchè mi raggiungesse, ho toccato lui e ho abbracciato Laurie ringraziandola per much emotion for the words and the music. A distanza li ho seguiti sino al ristorante, alla saletta privata piena di finestre. LMO mi ha raggiunto. Non ci credeva fino a quando non l’ha visto. Ci teneva più a lui che a lei. Anch’io. Lo conosco da prima.Lo conosco da trent’anni,dai suoi lavori di quarant’anni fa. Lei da meno, diciamo da una ventina. Lui è lo zio che si è sposato. Lei è brava, gli ha messo la testa a disposizione,lei è una gran donna ma pur sempre una zia acquisita. Ci siamo messi sul terrazzino a fianco della saletta finestrata facendo finta d’essere nel medesimo ambiente. Gli altri dello staff ci passavano davanti salutandoci mentre noi buttavamo sguardi fuggevoli a rimirar LouReed.

Di: Kabeira | commenti | plink |

mexico politico partù


lunedì, 16 aprile 2007 @ 16/04/2007 22:31

EPISODIO TIENE MADERA OVVEROSSIA TIENDISTA DOS

Giorno del mio ....esimo compleanno. La mia donna mi porge una maglietta nera da lei di rosso pittata, con la data e la frase di Frida Kahlo che più mi piace : il paradiso ? fare l’amore, fare un bagno, fare l’amore, fare un bagno ( oui, je sui homo faber ! ti disi iò ). Cerchiamo di recuperare un pò del riposo perduto ma il viaggio non ci fa stare fermi (parlo per me).
 Torniamo alla Tienda di Manuel.
tiendaLMO chiede se erano gringos i due del giorno prima. No. Non lo erano. Agenti federali messicani. Hanno interrogato Manuel su di noi. Sembravamo, per loro, troppo informati sulla realtà politica del paese. Più di un messicano medio. Persone importanti. E Manuel a tranquillizzarli : Io li conosco, vengono ogni anno, sono brave persone. Finchè Manuel non ci racconta che il Professore ha sentenziato : El hombre tiene madera de lìder (letteralmente : l’uomo ha legno di leader- la stoffa del .....). Tutto ciò dovrebbe preoccuparmi invece di inorgoglirmi. Manuel spiega che Calderon, l’attuale presidente eletto in maniera truffaldina, usa dei metodi di controllo sempre più evidenti e pesanti. LMO esclama : A mi no me gusta ! e lui di rimando : A mi tampoco ! 
Poi si meraviglia perchè non sono credente. Cerco di spiegare che la situazione italoclericale è un tantino differente dalla teologia della liberazione professata in americalatina. Se fossi nato da queste parti forse crederei nella positività della filosofia cristiana. Etcetcetcetc. Lasciamo politica e religione. Compriamo damiana e una torta meravigliosa di datteri, casalinga. Giusta per il mio compleanno, che ri-festeggiamo in camera, dopo aver salutato ed abbracciato el tiendador.
Ci restava un’ultima cosa da fare per salutare San Ignacio. Salire sulla rupe che domina il paese e, in compagnia degli avvoltoi custodi, salutare il sole al tramonto.
tramcollina

Di: Kabeira | commenti | plink |

mexico politiko part/one


venerdì, 13 aprile 2007 @ 13/04/2007 22:51

EPISODIO TIENDISTA

Questo è difficoltoso da raccontare. E’ un episodio dilatato. Ma iniziamo dalla nostra uscita dalla stanza d’albergo. Avevamo semi smaltito l’effetto margarita. Due passi per riprendere contatto con l’esterna realtà. Andare in paese a curiosare di magliette ma soprattutto acquistare damiana. Chissà da dove proveniva quest’ultimo desiderio. Notare che non avevamo ancora scoperto, della damiana, l’interessante bottiglia. Gironzoliamo tra i palmeti cercando una via.  La via per la tienda (negozio) del senor Manuel (non quello però della storia cantata da V.Jara , quello che amava Amanda, almeno credo, potrebbe pure esserlo...non glielo abbiamo mica chiesto).
Una tienda che tiene un pò di tutto. Alimentari, drogheria, alcolici, vestiario. E il senor Manuel. Tranquillo e presente. Sessantacinqueanni apparentemente e un paio d’occhiali. Riservato e dotato di un sottile sarcastico ironico senso dell’umorismo. Intelligente. Giriamo tra gli scaffali in cerca di balene pittate su tela da vestire. Troviamo una splendida t shirt a manica lunga che porta l’animale totemico di stilrain. Restiamo incantati alla vista della confezione damianica. Poi entra un uomo con la maglietta del subcomandante. Parliamo, attacchiamo discorso, prima ritrosi dopo sin troppo accalorati da parole che cercano fratellanza di pensieri e d’ideali semplici. Gli stati uniti di bush, la santa alleanza occidentale, lo stato della povera gente, del terzoquartoquintoesestomondismo, delle elezioni truffa, negli usa, nell’italiaberlusconiana e nel messico del conservatore calderòn. Ci presenta un suo amico chiamato Professore. Stupito dal nostro essere presenti politicamente, ci salutiamo con un Hasta la victoria, loro rispondono sottolineando Siempre. Sembra un bell’incontro. La borsa di ricordi in vestiario e damiane. Cerchiamo un luogo per desinare. Nessun siniscalco s’avvicina per imbandirci il desco.
Finiamo in una tacqueria a placar l’appettito. Sentiamo rombar moto motori. Due BMW enduro, nuove, in contrasto con la semplicità circostante.I centauri si fermano. Senza casco. Uno porta la maglietta di marcos, l’altro è il Professore. Trovo strano che due companeros guidino mezzi di tale valore. Ci vedono ma ci trapassano e distolgono lo sguardo. Potrebbero essere agenti, di cosa non so, ma non assicurativi. Ripartono rombando. Ad un tavolo vicino due ragazze parlano nel nostro idioma. Non ci piace far comunella all’estero. Restiamo sulle nostre sino al momento d’andare. Passando vicino, le salutiamo e loro ci fermano e ci invitano al tavolo. Sorelle parmensi. Viaggiano prendendosi un mese di ferie. Stanno scendendo da Tijuana. Auto e motels. Il discorso cade sui moto companeros che loro ci dicono essere statunitensi ed alloggiare allo stesso loro motel. Una è vegetariana, l’altra no, ambedue astemie. Ci si accomiata presentandoci. Katja ed Elena. Difficile risentirci. Ci vogliono dare un passaggio in auto. Noi preferiamo la notte tersa sui palmeti. 

Di: Kabeira | commenti | plink |

mexico e alcool


giovedì, 12 aprile 2007 @ 12/04/2007 23:09

EPISODIO MARGARITA

Su indicazione di (San) Gennaro, quando torniamo decidiamo di provare la margarita baja. Differisce dalla magarita tradicional per la presenza di un liquore tratto dalla damiana, erba dai molteplici benefici ed effetti (la Treccani la liquida con un semplice : “nome comune della pianta Turnera diffusa”) . Indovina quale degli effetti conosciuti viene più pubblicizzato dalla mitologia popolare ? L’effetto afrodisiaco sulle donne. Devo dire che, pure nell’episodio qui da me descritto, non posso affermare il contrario, anzi, come il culto per la VDG e per LMO, più passa il tempo e più mi ritrovo a cantarne l’efficacia. Un’ottima arma per far passare la bellicosità per l’affettuosità. Ve ne svelo quindi i segreti, che ne facciate buon ouzo (ahahah! solo per citare un classico greco). In primis si deve sapere che la damiana (intesa come elixir alcolico) viene smerciata nella sola Baja California e deduco pure nel dirimpettaio stato del Sinaloa, terra dei narcotrafficanti e dei contrabbandieri, di rivoluzionari e corridos (le ballate messicane). La margarita baja è conosciuta solo in questa zona, non la si può chiedere, per esempio in Yucatan o in Quintana Roo, che ti fanno la faccia da Oraziocavallovanesio e non sanno più che pesci pigliare. La bottiglia di Damiana è tutta un programma sugli effetti di cui sopra : una donna ignuda, simbolo della fertilità dai fianchi larghi e seni consoni, una “boccia” materna ed edipica.
DSCF0647Il barista della Pinta ce l’ha preparata così: un caballito di tequila, un e miez di controy (un cointreau messicano),uno di damiana, uno di lime. Mescolato, non shakerato, con (in questo caso) mucho hielo ,in un calice coronato dal sale, un piattino di fette di lime ed un altro di nachos con salsa piccante.
Grande calice. La missione principale del viaggio è compiuta. Abbiamo annusato le balene e loro noi, ora dico : non si può vivere senza viverla, un’esperienza così. D’altra parte, dal mio punto di vista, non si può neppure vivere senza aver visto un animale selvatico libero nel suo ambiente, averne invaso il territorio, averlo preso di sorpresa sorprendendoti. Quell’attimo, quello sguardo che passa dai tuoi ai suoi occhi, è la vita. Non la tua o la sua, ma la VITA e la sua storia terrestre. Ti passa tutto in un decimo di secondo. L’evoluzione e il tuo essere fratello di quella creatura d’innanzi. L’attrazione e la paura del diverso pur fratello, anzi per quello. La paura ti fà sparare, l’attrazione amare. Sono vegetariano, si capisce ? Torniamo alla margarita per dire che in noi ha fatto scattare l’esilarante kundalini prima d’averla cercata (cerchiata, a cerchiata, accerchiata?). Poi, trovata in opportuna sede.

Di: Kabeira | commenti | plink |

bcs,mexico del norte


venerdì, 06 aprile 2007 @ 06/04/2007 00:00

EPISODIO  SALVATIERRA

Preambolo : sono solo stasera, solo con quattro gatti. Non posso quindi neppure dire che siamo quattro gatti. Loro sono loro ed io da solo. Apparteniamo ad un genere comune.  Siamo praticamente eguali come DNA. Eppure mi sento così solo che, per tirarmi sù, ho passato due ore e mezza a preparare un minestrone di verdure come dio comanda. Chi sia questo dio non m’è dato di saperlo, basta che non sia lo stesso che sovrintende al pianeta azzurro su cui abitiamo io e i gatti e le verdure che stanno sfaldandosi, in cucina. Tutto temporaneamente : attendo il ritorno di LMO, il passaggio degli ortaggi da solido a semiliquido ed intanto scrivo del nostro ri-poggiar i piedi sulla terraferma dopo aver visto i leviatani gentili, isole viventi in un grande respiro d’oceano planetario.
Ero malfermo fuori e dentro. Come un orfano che riconosce una madre.
Solo che, in questo caso, non è il figlio l’abbandonato, ma il contrario : è il figlio ad abbandonare. Spero che l’uomo riesca a comportarsi come figliol prodigo con la natura. Perchè, quando si incontrano gli animali liberi mi affiorano parallelismi linguistici e memoriali da sacre scritture. Non per Giona e la balena, metafora sul cambiamento di livello, di rinascita, dopo il periodo pre-natale nella pancia di un’altra creatura, maestra. Ma perchè prendono la parte più profonda, dopo l’opera di setaccio restano le grandi emozioni evocative, come pinocchio nel pescecane o dell’anticlericalismo collodiano.
Ma sbarchiamo, che è giunto il tempo di raccontare. La riva è costellata d’ossa di balene e conchiglie.
Non vengono qui solo a nascere ma pure a morire. Il definitivo ritorno, la chiusura del cerchio.
ossabalenaSulla barca eravamo in otto più il pilota, che a quanto ricordo non ha detto neppure una parola. C’erano quattro gringostatunitensi e due gringoscanadesi oltre a noi, gringositaliani. Il pranzo era pronto, ce lo servivano in una capanna mezza di canne e mezza d’intonaco. Il pavimento era tutto conchiglie. Altre due tavolate. Ero l’unico vegetariano. I cetacei non sono pesci, non mangiavano cetacei. Qualcuno pesce, qualcuno frutti di mare, molluschi grandi dieci volte la nostra capasanta, la conchiglia di san giacomo (bè allora ? la finiamo con tutto questo religionismo.....siamo sotto pasqua ma qui ci vuole un taglio). Scallops grandi come scaloppine. Mi arrangio con quesadillas e verdure. Non ricordo il dolce ma c’era. Semplice e buono, ma non lo ricordo. Quello che ricordo è l’arrivo di Jennaro Salvatierra. Un sergente garcia meno grasso e più alto. Sarà stato un pescatore riconvertito ? Aveva una maglietta con il motto No esperamos la ultima hola ! che LMO voleva a tutti i costi. Non la si poteva comprare. Jennaro, quando ha scoperto la nostra ufficiale nazionalità (personalmente sono apolide), è scoppiato tirando fuori :
a) san gennaro
b) napoli
c) maradona
d) i mondiali del novanta
e) totò schillaci
Perchè lui, Totò Schillaci, era il salvatore della patria, il salvatore della terra....come lui, Jennaro Salvatierra.
Arriviamo al climax dell’incontro.
Si beve tequila reposado El Jimador.
La nostra prima tequila in mexico.
Propone un brindisi, quasi un balletto.
Portando il caballito (il bicchierino da tequila)  sopra la testa e gridando ARRIBA, al livello della pancia ABAJO, alla destra DE LADO, davanti a noi AL CIENTRO e poi A DIENTRO scolandoselo, dopo il sale e prima del limone.
Ah .... a proposito....quello che noi chiamiamo lime per loro è limone, quello che noi chiamiamo limone per loro è il limone real, quello che per loro è lime noi non lo vediamo neppure. Ma questo non in tutti i luoghi del Mexico.
Fine dell’escursione. Si torna a s.ignacio (saranno davvero tutti questi santi ).

Di: Kabeira | commenti (1) | plink |

mexico e balene


martedì, 03 aprile 2007 @ 03/04/2007 20:12

Non riesco a trovare le parole per descrivere l'incontro con le balene. Ce n'erano più di duecentotrenta, tra balene mamma-balenotteri/e-balene papà & balenebaleneebasta, il dodicimarzoduemilasette nella laguna di san ignacio. Corollario di delfini & pellicani. Balenottero che ci viene incontro, sempre sotto l'attento sguardo della mamma, che di mamma ce n'avrai una sola ma quando è lunga una ventina di metri e meglio non farla arrabbiare. Sono isole vive e non dico niente di nuovo. Sono immense creature che non finiscono mai di passarti sotto la barca. Il balenottero ci guarda, guarda LMO che guarda lui mentre io sono addetto agli scatti. Si avvicina sino a farsi accarezzare il muso. Adesso basta, non scrivo più ! Vi lascio solo poche immagini per due ore di languori cetacei.
mexico 031mexico 035mexico 034mexico 041mexico 043

Di: Kabeira | commenti | plink |

Mexico, dicevo


domenica, 01 aprile 2007 @ 01/04/2007 16:06

EPISODI LEGATI A SAN IGNACIO

1.Le Balene Grigie.

Dopo dieci ore di viaggio, le ultime tre avvolti nelle tenebre, non ancora del tutto ripresi dai voli che ci avevano rapiti per ventotto ore, topi del deserto fuggevolmente abbagliati dai fari nell’attraversamento stradale, pure una volpe, dicevo ... dopo ,dieci ore, mentre la strada s’inerpicava sul vulcano (spento) delle tres vìrgenes, regno delll’aquila, del cervo, del serpente a sonagli e del puma, soprattutto del puma, in salita, con l’auto arrancante dietro un supercamion che niente segnalava, nel buio così buio che la parte più luminosa esterna era la via lattea, per fortuna, così non ci siamo accorti degli strapiombi.....dicevo, dopo dieci ore di viaggio, ad una ventina di chilometri dalla cucina e dal letto che ci attendevano a S.Ignacio un piccolo dubbio ci assale: Chissà se domani riusciamo a trovare qualcuno che ci porti alla laguna a vedere le balene ? Giusto... non l’ho ancora scritto, eravamo in BCS per questo: andare a rompere le scatole alle balene (grigie). Queste a settembre si mettono in viaggio dal mare di bering (sapete dov’è,no? tra l’alaska e la siberia nord-orientale, quel posto che durante l’ultima glaciazione era ghiacciato (ahahah!) ed ha permesso ad alcune popolazioni asiatiche di passare nel continente americano, dando origine a popolazioni dai tratti somatici e culture simili ,  chissà, forse seguendo la migrazione annuale delle balene grigie). Dicevo... dopo dieci ore...no ! no! questo lo dicevo prima... le balene a settembre partono dal circolo polare artico ed in tre mesi raggiungono la bassa california (oltre diecimila chilometrini, mica niente eh?,in tre mesi un centinaio di chilometri al giorno, cinquanta miglia marine quotidiane) per partorire i loro cuccioli. Se li accudiscono al sicuro nelle lagune di quaggiù ed ad aprile risalgono, altri tre mesi di viaggetto, due mesetti di riposo al freschetto e tornano giù.... io mi romperei, sembra un turno in catena di montaggio, poi ci si lamenta della propria vita, non è che seguendo i ritmi naturali ci sia da gozzovigliare allegramente. Dicevo che una piccola preoccupazione era giunta, dopo dieci ore di stomaco implorante carburante, cervello zuccheri e schiena materassi, sulla riuscita, non prenotata via internet da casa, della nostra uscita per cetacei.
San Ignacio conta duemila anime ed altrettanti avvoltoi, ognuno il suo, come angeli custodi. Ultimo paese prima del dieserto de vizcaino, ricorda un’oasi sahariana per la presenza d’un lago d’acqua dolce e palme da cocco e datteri.
 DSCF0445       DSCF0417                   Da qui, seguendo una pista sterrata, impraticabile da comuni autoveicoli, dopo sessantacinque chilometri e due ore, si raggiunge la laguna di S.Ignacio, nursery cetacea tra le più ambite ma tra le meno frequentate per la difficoltà di cui sopra. Noi calcolavamo di riposarci ed il giorno seguente cercare un’escursione organizzata per l’indomani, giorno del mio compleanno. L’avevamo presa con filosofia ma, come dicevo, dopo dieci ore di viaggio un dubbio s’era levato dai nostri cervelli. Finalmente raggiungiamo il nostro albergo (La Pinta). Alla reception la prima domanda che ci pongono è: Siete qui per le balene ? San Ignacio offre una marea di altre amenità e non è detto che si arrivi dall’Italia solo per le balene. Si può fare del trekking desertico per ammirare pitture rupestri delle civiltà precolombiane rappresentanti scene di caccia al cervo, farsi a dorso di mulo quattro giorni su e giù per i canyon, ma queste non sono delle caratteristiche che appartengono alla sola S.Ignacio. Ebbene sì! Siamo arrivati qui (dopo ventottore d’aereo, dieci d’auto, dicevo) nella nostra temporanea migrazione per osservare le balene grigie ed i loro piccoli. Il portiere (non buffon) ci chiede se avevamo già prenotato qualcosa ed, alla nostra negativa risposta, ci propone l’escursione con sveglia antelucana. Raccolti ed impacchettati. Per i nostri stomaci vi prego di consultare i primi paragrafi dell’episodio precedente, riguardanti gli orari messicani. Credevo che la vita messicana fosse più viva, con serate allungate piene di musica e cibo sino ad ora tarda. Niente di tutto ciò. Alle dieci di sera diventa difficilissimo trovare un locale che ti offra la possibilità di mangiare. Uno di quegli stereotipi a cui crediamo ad occhi chiusi. La stessa cosa ci è successa in Spagna. Patria della movida. A Barcellona e Valencia non ne abbiamo vista neppure un pezzettino di movida. Ammenochè non se ne stia tutta a Madrid e/o riguardi solo il fine settimana. Riusciamo alla meno peggio a riempirci di quesadillas, riso e fagioli nel ristorante di un campeggio per americani giunti nel deserto per correre nel deserto sulle loro auto da deserto. Domani si vedrà.
DSCF0447

Di: Kabeira | commenti | plink |

Messico e cactus


venerdì, 30 marzo 2007 @ 30/03/2007 21:22

EPISODI VARI SULLA VIA DI SAN IGNACIO TRA I QUALI EL BORRACHO

Ci avevano dato appuntamento alle 11 della manana gli addetti addetti al ritrovamento del bagaglio finito, per sbaglio, sulla costa opposta.
Ci deve essere una strana abitudine messicana nel dar appuntamenti, ma senza regole fisse. In questo caso le onze significavano il lasso di tempo tra lo scoccare delle undici e lo scoccare delle dodici, insomma sino alle 11.59.59,99 erano le undici. Questo però non vale se si tratta di un orario intermedio del tipo 22.30 perchè, in questo caso, l’orario termina mezz’ora prima (questo è successo all’arrivo ad S.Ignacio: la cucina dell’albergo chiudeva alle dieci e mezza ma già alle diecimenodieci non si poteva più consumare niente). Miracolosamente sono giunti i bagagli ed ognuno si è ripreso il suo collo senza che nessuno controllasse alcunchè, men che meno le pseudo dichiarazioni fatte scrivere la notte prima. Partiamo verso nord risalendo la BCS per 650 chilometri a bordo di una Chevrolet Chevy che altro non è che un OpelCorsa . LMO aveva richiesto una parada per l’acquisto di due bottiglioni da due litri d’agua purificada. Avevo trovato eccessiva la quantità ma pure questa volta la ragazza avrebbe dimostrato lungimiranza ai limiti della chiaroveggenza. Le località fuggivano mentre percorrevamo una strada somigliante alle montagne russe, discese ardite e risalite, un dragone cinese tutto gobbe.
DSCF0345
Portavano nomi che raccontavano la penetrazione gesuita seguita ai conquistatori spagnoli : San Pedro, Santa Rita, San Luis Gonzaga, Loreto, San Lucas, San Bruno, Santa Rosalia, San Ignacio (che altri non è che il Loyola fondatore della confraternita). Altri nomi, invece, erano scelte laiche e politiche, rivoluzionaristituzionali come il partito che, gattopardescamente alla maniera della nostra DC, ha governato il Messico dal 1928 al 2000 (prima con il nome di Partido Nacional Rivolucionario poi  P.de la Rivolucion Mexicana ed infine come P.Rivolucionario Institutional). Questi paesi si chiamano Ciudad Constitucion, Villa Insurgentes, Conquista Agraria etc.
Abbiamo fatto la conoscenza delle famigerate topas, rallentatori di velocità così alti che se non ci passi sopra a quindici chilometri orari è meglio aver indosso un casco per attutire l’urto tra la cabeza ed il tettuccio dell’abitacolo. Alcuni sono segnalati un centinaio di metri prima, altri all’altezza delle topas stesse,  altri no, così...di sorpresa. Questo fa sì che tutti, nelle prossimità e nei centri urbani, siano cauti e lenti. Nei centri urbani più grandi poi, gli incroci hanno quattro stop (alto!), tutti devono fermarsi a dare la precedenza, si sta fermi e poi ci si mette d’accordo in tempi ragionevoli. I camion, grandissimi, immensi, di fabbricazione statunitense, alla Duel di spilberghiana memoria, ti segnalano la possibilità di poterli superare accendendo la freccia direzionale sinistra. L’importante è saperlo prima. Io mi ero preparato, LMO mi aveva preparato, altrimenti avremmo passato due settimane fermi al primo incrocio o dietro un camion sino in Anchorage. Strada dritta a perdita d’occhio, paesaggio semidesertico, ci sentivamo dentro ai film di Sergio Leone. Saguari alti come case alte. Sierre e Mesas alla Monumental Valley.
DSCF0450Ci fermiamo ogni tanto per vedere dal vivo, e non da dietro il parabrezza, questa botanica assimilata dal grande schermo, gustarne gli odori, i calori, il sole che asciuga e sbianca le ossa. D’improvviso ho un sobbalzo nel vedere, alte nel cielo d’un limpido blu, ali che seguono vorticose rotte aeree .    Avvoltoi ! Più specificatamente, come da successive ricerche, avvoltoi dal collo rosso o avvoltoi tacchino. Che emozione ! Decine di foto per giorni per poi scoprire che sono usuali in Messico come la cicogna in Ungheria. Chiaramente quando hanno dovuto scegliere di raffiguare un animale d’apporre sul loro tricolore, sulla banda bianca ci hanno messo l’aquila artigliante il serpente a sonagli vicino al cactus. L’avvoltoio non avrebbe fatto la medesima figura, io li ho trovati divertenti questi operatori ecologici splendidi veleggiatori e buffoni zampettanti.
DSCF0438La strada si fa sinuosa nel superare le montagne che separano l’interno dalla costa del golfo di california o mar di cortèz. In una piazzola sul nostro lato sinistro, un’auto ferma e un uomo che sembra prendere il sole sul cofano. Le piazzole ai bordi della strada sono singolari. In terra quasi battuta e raggiungibili solo dopo aver superato un gradino, che le continue ripavimentazioni stradali, hanno reso così alto da provocare, costantemente, la domanda  “chissà a che altezza si trova la coppa dell’olio su questa macchina”. Ci attraversa un rettile sconosciuto, metà lucertola metà rana. Non lo vedo bene, LMO per niente. Faccio inversione nella speranza di ri-incrociarlo. Vanamente torno indietro per un paio di chilometri sino all’altezza della piazzola dove  il tranquillo indigeno ci ha visto passare precedentemente. Lì, appurata l’impossibilità di rivedere l’animale ,decido di ri-invertire: la strada non è ampia e abbisogno di un paio di manovre.
DSCF0454L’indigeno che, appoggiato comodamente  al cofano della propria auto, ha seguito con aria perplessa le mie manovre,  fa l’universale gesto del bevitore: la mano sollevata sopra la bocca, chiusa a pugno tranne il pollice che rappresentando il collo dell’immaginaria bottiglia, sfiora le labbra. A quel punto la mia compagna di viaggio  rifà lo stesso gesto, ridendo a settecentosettantasette denti e urlando fuori dal finestrino: Sì es verdad !  Esta borracho ! Lui continua perplesso a  fare il gesto, lei pure, divertita al pensare d’esser presi per gringos ubriachi che passano e ripassano. Mentre io mi sto districando da una perigliosa inversione,  l’uomo si avvicina e chiede: Agua por favor,por el coche!  Questo il significato del suo gesto, equivocato dalla donna che stravede per me. Ecco perchè aveva comprato due bottiglioni. Ah le coincidenze ! Ho continuato a guidare per altre centinaia di chilometri d’una strada semideserta commentando con LMO: ...se il rettile non ci avesse attraversato la strada non saremmo tornati indietro, non avremmo lasciato l’acqua per il radiatore, l’uomo sarebbe dovuto restare ancora ore ed ore sotto il sole cocente in compagnia di avvoltoi sempre più vicini,se le nostre valigie non fossero state smarrite....insomma le coincidenze della vita legate ad un caso non così casuale.

Di: Kabeira | commenti | plink |

il giardino


@ 30/03/2007 17:28

DSCF0333

Di: Kabeira | commenti | plink |

Messico e nuvole 3


mercoledì, 28 marzo 2007 @ 28/03/2007 21:33

EPISODIO NON SIAMO SOLI

Il portone dell’ Angel Azul, B&B di La Paz, stava chiuso, le luci erano spente, mezzanotte passata, tutto il quartiere al buio, il taxi ripartito. LMO ed io sul marciapiede con i nostri zaini carichi di sonno, se non fosse stato per il caldo avrei trovato analoga la nostra ad un altra situazione di un’altra coppia in cerca d’un asilo, duemila anni fà, ma LMO è cancro e non vergine. Ci aspettavano, attendevano pure un’altra coppia, tedesca, ma noi, da buoni italiani, seppur non patriottici, pure in codesta situazione abbiamo tento alto il vessillo tricolore, giungendo prima degli alemanni. Pure la casa sembrava ricordare la domus romana. Quattro lati ed un giardino centrale sul quale si affacciavano le stanze. Il cielo, non inquinato dalle luci, rifulgeva dell’argento stellare e nel tragitto sino alla nostra camera (6,fortunatamente) ero ubriacato dal viaggio e dagli odori del giardino notturno. Due letti ci attendevano, due letti da una piazza e mezza. Noi ci siamo addormentati abbracciati su uno. Poi nel sogno mi è apparso Belfagor, il gatto che abbiamo in affidamento da quando la milanese è diventata fiorentina (non si parla di magia culinaria e neppure di realtà sederinterra) . Mi è apparso ronfante di fusa e diffusore di ronf.
Strusciava su di me ed io lo accarezzavo e nel sogno si svegliava LMO chiedendo che cosa stesse accadendo. Le spiegavo che era uno dei gatti lasciati a casa e che era venuto a dormire con noi. Lei non capiva ed io a dirle che era passato attraverso un pertugio spazio temporale, perchè si sa che i gatti hanno questa facoltà, possiedono le chiavi delle porte. E lei, tra di noi, non riusciva più a trovare lo spazio del sonno decidendo di occupare il secondo letto, dove l’ho ritrovata al mattino seguente mentre sul mio giaciglio giaceva un gatto che non era Belfagor ma molto gli somigliava, specialmente di pelo e consistenza, perchè al buio della notte,   
tutti i gatti son bigi. Quel gatto porta il nome di El Panzon, quella notte si era intrufolato attraverso la finestra semiaperta (volendo si può definire pur’essa uno passaggio spazio temporale) e sembrerebbe uso a passare le notti con gli ospiti dell’Angel Azul. LMO si è svegliata quando il gatto s’era già defilato prendendo la medesima strada, non vedendo il felino credeva d’aver sognato tutto finquando, prima della colazione, non l’ha visto gironzolare nel portico antistante le camere. Nel giardino, una cagna  di nome Luna prendeva il sole. Abbiamo fatto colazione all’aperto, vicino ad una fontana di conchiglie. Piatti di frutta, marmellata e pane tostato, succo d’arancia e caffè. Vicino ai tavolini una gabbia con un coniglio. Da compagnia o da salmì ? LMO se ne esce con un salmì da compagnia, sua  battuta mattutina per poi scoprire che il roditore si chiama Jack, figlio d’Alfredo, passato al paradiso dei conigli (tutto carote e lattuga) per sopraggiunti limiti d’età. LMO trova, telefonicamente, la conferma della prenotazione delle quattro notti all’isola. Tutto era pronto per affrontare la giornata alla ricerca delle valigie perdute.
elpanzon2

Di: Kabeira | commenti (1) | plink |

Messico e nuvole 2


lunedì, 26 marzo 2007 @ 26/03/2007 22:20

EPISODIO USCITE TUTTI DA QUELLA PORTA : LA 7A

Risolto, temporaneamente, il problema borsa arancione, cerchiamo la puerta del nostro volo per La Paz BCS. Prima si tenta una telefonata all’albergo che dovrebbe ospitarci tra sette giorni a IslaMujeres, inutilmente, ci perdiamo in sequenze alfanumeriche troppo astruse per la comprensione nello stato psicofisico in cui ci veniamo a trovare.  L’avventura delle quattro notti scomparse continua.L’imbarco è previsto al gate 7A. Ci perdiamo un pò, dolcemente, spinti da un Jet Lag ipnotico centroamericano in corridoi divisi da improvvisi controlli e rinco/ntrolli polizieschi, soffici nei confronti di stranieri dall’aria gringa.
L’area d’attesa, comune dalla porta 1 alla 7, somigliava ad un paese campesino, piena com’era di parenti della Senora MariaLourdes, ondeggianti ai nostri occhi mentre in realtà erano i nostri sguardi ad ondeggiare. Le porte dalla 1 alla 6 erano normali, la 7 si divideva in altre 7 porte, dalla 7a alla 7g, in uno strano miscuglio magico ed esoterico. Di queste sottosetteporte l’unica che sembrava utilizzata era la 7A, manco a dirlo quella da cui sarebbe dovuto avvenire l’imbarco del ns.vuelo verso la pace, non più celeste ma ammantata di un blù profondo notturno.
Indovina indovinello: quanti voli eran previsti da quel cancello ? Sette, che la memoria non si sbaglia quando la mente è sincera e non canaglia. La chiamata era prevista alle 21.30 . Dalle 21.00 a quella ora son stati chiamati i voli per : Merida, Villahermosa, Monterrey, Guadalajara, Durango, Tampico e noi ad ogni annuncio saltavamo, mentalmente perchè fisicamente budini, credendo di sentire La Paz. Alle 21.40 (l’ora del decollo) finalmente chiamano all’imbarco, dopo aver cercato, inutilmente i coniugi Hernandez  per Tampico. Le puerte 1/2/3/4/5/6/7b/7c/7d/7e/7f/7g dormivano sotto i sombreri. Ci attendevano quattro pullman per portarci all’aereo di cui solo uno era quello giusto e giustamente c’è da chiedersi : Quattro ? Perchè  quattro e non sette ? Ehi, anche l’esoterismo in Messico ogni tanto tira il fiato, sempre che non si faccia riferimento alle quattro notti oscure di cui sopra e dei sette giorni che ci dividono da esse.  Partiamo con il bus navetta a fari spenti e non c’è la luna piena, mi ritorna in mente la Coguara e le sue serate battisti/medicee. Improvvisamente l’autista accende tutte le luci e scopriamo il perchè: passa un aereo in fase d’atterraggio ed è salutare farci vedere. Passato l’aereo sulle nostre cabeze, torna il risparmio energetico. Dai basta, diamoci un taglio e montiamo sul nostro aviogetto a trenta posti, una poltroncina sul lato finestrino a destra e due sul lato sinistro. Partiamo con mezz’ora di ritardo, ma questo non scompone i pendolari. A bordo ci vengon servite una bevanda ed una bustina contenente delle arachidi aromatizzate al limone, chiamate Japones. Why? Boh!

EPISODIO VALIGIE VIAGGIATRICI

LMO et moi ci lasciamo cullare e letargicamente arriviamo alla meta, che tiene diverso fuso orario (+1 rispetto Mexico +8 rispetto Italy), eccezionalmente in orario tanto che un  mex pendolare, telefonando si stupisce dell’orario rispettato con il/la suo/a interlocutore/trice.
Ci trasciniamo al nastro che dovrebbe vomitarci il nostro bagaglio. Appaiono due colli, intesi come borse da viaggio, poi tutto si ferma ed un’ addetta ci prega di seguirla. Fosse apparso il fantasma dell’opera assieme a belzebù e tartarin di tarascona in tutù avremmo seguito pure loro come topi dietro al piffero del pifferaio di hamelin, che certo  doveva avere un gran bel piffero per convincere pure i topi maschi e non solo i topi femmine. La sud(california)detta addetta si fa carico dell’avvisarci che il carico del nostro volo è stato caricato sul volo di Tampico (avrei dovuto chiedere, rammaricandomi ora di non averlo fatto, dove avevano portato i coniugi Hernandez) . Sarà stata la stanchezza, sarà stata la messicanità che si era già impossessata delle nostre menti in sottil psicomagia, fattostà che le abbiamo creduto quando ci ha dichiarato che alla manana della manana, alle onze, le valigie si sarebbero ritrovate lì a LaPaz, dopo esser partite da Tampico e transitate per Mexico. Ci ha convinto facendoci descrivere le ns. valigie su un pezzo di carta bianco (della serie carta da formaggio) , rilasciandoglielo senza che lei ci rilasciasse alcunchè. nota bene : i modelli delle valigie da denunciare come scomparse erano descritte seguendo un catalogo, da lei fornitoci (uno per tutti e tutti per quel catalogo), che avrebbe dovuto rappresentare il compendio di un’ intera arte del bagaglio dal quale niuno trovava un esemplare simile allo scomparso suo. Chi vivrà vedrà, domani è un alro giorno si vedrà e se non sarà seren si rassegnerà.

(continua Empi e Dosi)

Di: Kabeira | commenti | plink |

Messico e nuvole 1


domenica, 25 marzo 2007 @ 25/03/2007 20:52

Scaricando le foto scattate in Mexico mi accorgo che abbiamo memorizzato visualmente i fondali, nessun personaggio eppure ci sono stati incontri e storie da raccontare, già dall’areoporto Marco Polo o meglio fin da casa.

EPISODIO DELLA PRENOTAZIONE SCOMPARSA
 
Il giorno prima di partire, esattamente venerdì 09.03 mi giunge un sms drammatico : sembra che non ci sia traccia della prenotazione a Isla Mujeres. Sappiate che abbiamo costruito il nostro viaggio su internet. Abbiamo..... ha costruito tutto Luce dei Miei Occhi, io ero solo a dire sì, no e mugugni di dis/approvazione vari, praticamente un virus esterno al pc.
Avevamo calcolato tutto o quasi, convinti d’aver un tetto sopra la testa ogni notte , che hippy non lo siamo più, se non in fondo al cuore, che ci teniamo alla schiena dopo averla maltrattata in giovinezza etc. (inutili scusanti per definire lo stato d’essere occidentale regolato da tempi prestabiliti). Insomma sicuri di tutto, quando si scopre che non abbiamo traccia di quattro notti . Telefonate in Messico, contatti internet frettolosi ci danno una conferma : l’albergo prescelto è completo e non hanno nessuna prenotazione a nostro nome. Nuove ricerche trovano una fievole risposta, la speranza di trovare asilo però non trova ancora conferma. Dovremo attendere d’arrivare per riuscire a contattare nuovamente la nuova destinazione. Non abbiamo ancora iniziato il viaggio che questo si presenta avventuroso.

EPISODIO DELLA POLIZIA FRONTALIERA ITALIANA

Il nostro volo partiva alle 8.00 da Venezia alla volta di Madrid, da lì a Città del Messico (d’ora in poi solamente e semplicemente Mexico, come la chiamano i messicani). Passati i controlli alla dogana sotto le forche caudine dei vari metal detectors, mi sto rinfilando il cinturon quando noto del tramestio in un altro settore di controllo. Dei poliziotti hanno fermato un mediorientale che, gesticolando, sta giustificando il suo possesso d’un bastone da passeggio. L’uomo ha un’età apparente di trenta/trentacinqueanni e la sua zoppia rende necessario l’uso di tale strumento. La mia predisposizione mentale tende sempre a considerare le forze dell’ordine al servizio dell’oppressione e non del popolo, non sono tendenzialmente imparziale e aguzzo vista ed udito per capire quello che sta avvenendo quando improvvisamente un uomo in divisa mi fa capire il perchè del fermo estraendo dal bastone una spada. Avevo visto tale attrezzo solo nei film d’azione o letto in romanzi, dovrei citare ma non ne sono capace visto che sia i primi che i secondi non fanno parte dei miei generi favoriti e non sono rimasti attaccati come dei magneti turistici sulla parete del mio frigo cerebro. Il mediorientale, immagino tunisino perchè stavano imbarcando un volo per Tunisi, non è stato inoltrato a Guantanamo in quanto non c’era nessuno statunitense in giro, ma l’ho rivisto accompagnato al volo in sedia a rotelle ed il suo bastone, con sorpresa, caricato come bagaglio. Cominciamo bene, ho pensato, viva l’avventura e visto che ci siamo viva Villa.

EPISODIO DEL CHECK - IN

Faccio già un passo a ritroso e neppure siamo partiti. L’operatrice dell’Iberia ci assegna i posti da Madrid a Mexico chiedendoci se preferiamo finestrino o corridoio. Finestrino,i in coro. Le file di sedile di solito sulle lunghe tratte sono due accanto ai finestrini e quattro in corridoio . Non è per il paesaggio che scegliamo le poltrone finestrino, ma per essere soli, per poter tubare, scherzare e baciarci senza dare fastidio e senza che gli altri ce ne diano. Siamo una coppia sempre in lunadimiele e vorrei continuare ad esserlo fino al prossimo big bang in qualunque forma, dall’odierna alla gassosa o chissà. Bene, ci fa l’operatrice al banco Iberia, finestrino. Inutile dire che abbiamo passato dodici ore di volo in corridoio.

EPISODIO DELL’ASCENSORE AL TERMINAL 4 SATELLITE

All’areporto di Madrid dal settore HJK, arrivi/partenze continentali  dobbiamo trasferirci al settore RSU al terminal 4 satellite, arrivi e partenze intercontinentali, che hanno inaugurato un anno fa proprio quando tornavamo da Santiago del Cile (approfitto per bulleggiarmi e aprire la mia coda pavonera per quel viaggio che ci aveva condotto sino all’isola di Pasqua).
C’è un treno stile metro che collega i due terminal e due ascensori.
In uno di questi ci troviamo con due italiani e la Luce dei Miei Occhi (d’ora in poi abbreviata in LMO) scherzando sul termine spagnolo di fermata, se ne esce con uno dei suoi calambour che tanto fanno schiattare le persone che hanno la fortuna d’incrociarla nella vita. Insomma fa: Proxima parada....Buffon!!! e la coppia si piega in due, con l’uomo che la guarda con luccicchio e mi guarda come per dire che fortunato lei è ad avere una matta tutta per sè. Tutta per me non so, so solo che ho passato almeno l’ora successiva con la matta suddescritta che ripeteva la battuta ridendo tra sè e sè e tra sè e me,chiedendomi ma non è bella? vero che è bella ?
Continuamo meglio, ho pensato, evviva l’allegria che viene dai giovani.



EPISODIO DELLA BORSA ARANCIONE (prima puntata)

E’ una vacanza, un viaggio ma ci era stata affidata una missione, non per conto di dio ma per la Virgen de Guadalupe (da ora VdG) la cui immagine era stata scaricata e stampata,via internet , da LMO come viatico di un buon viaggio e da esporre sul parabrezza dell’auto presa a nolo, in Baja California del Sur (BCS) , quale ulteriore sicurezza sulle strade messicane e controlli militari vari. Ma torniamo alla missione affidataci. LMO conosce un’operatrice culurale messicana, la Senora Maria Lourdes. Sua sorella , Senora Claudia, gestisce un ristorante messicano a cinque chilometri da casa nostra. Altri due fratelli vivono a Mexico. E’ a loro che Maria Lourdes vuole far arrivare un borsone arancione con capi di vestiario vari e una busta. Arriviamo a Mexico e ci apettiamo che i fratelli siano lì, all’uscita degli arrivi intercontinetali con un bel cartello in mano, come si usa , si sa, non abbiamo altre appendici maggiormente vantaggiose per reggere un cartello (il cartello di medellin però è appoggiato su altre basi). Fattostà che abbiamo passato le due ore successive a leggere tutti i cartelli di tutti, con i nomi più inverosimili senza trovarne uno che potesse somigliare foneticamente a LMO. Abbiamo percorso chilometri anda&rianda alla vana ricerca di persone senza cartello che cercassero altre persone, abbiamo scrutato tratti somatici che assomigliassero a MariaLourdes trovando millanta messicani, praticamente tutti i messicani presenti all’areoporto di Mexico City avevano tratti somatici simili alla messicana MariaLourdes (un caso più unico che raro). Ultima soluzione : al banco informazioni abbiamo richiesto un avviso, propagato in tutti gli ambienti areportuali, al Senor Salvador (il cognome non lo scrivo per opportune ragioni di privacy) di presentarsi al banco stesso. Tutto inutile.  Che fare ? Leniniana domanda a cui subito è scattata la risposta (magari fosse sempre così). Lasciare la borsa al deposito bagagli. Descrizione del deposito bagagli all’areoporo di Mexico : una stanza con stipetti ai lati laterali lateralmente, un responsabile (ma, scoperto dopo, non sempre lo stesso) il quale chiede per quanto tempo vogliamo depositare la borsa, si fa pagare in anticipo (nel nostro caso quindici giorni per ottantaquattro dollari) non rilascia ricevuta e ci lascia la chiave  con il numero dell’armadietto. Attenzione : c’è solo un deposito bagagli nell’areoporto e la stanza, lo stanzino, misurerà venti metriquadri al massimo, ergo c’è un’ottima possibilità d’investimento, in questo campo, in Mexico.

(da Empidosi)

Di: Kabeira | commenti (1) | plink |

Diario!


venerdì, 17 novembre 2006 @ 17/11/2006 19:49

Undicisettembre


11.09.1926
Roma, Porta Pia.
L’anarchico Gino Lucetti attenta alla vita del Duce del Fascismo. Mentre Mussolini sta passando, a bordo della sua autovettura, il Lucetti lancia una bomba che colpisce la battuta della portiera non entrando nell’abitacolo e rimbalzando in strada.

11.09.2006
Ottantannidopo.
Lui e lei, che non di soli Usa abusano, vogliono ricordare lo sfortunato gesto pittando come writers, su un immacolato muro, una frase, un motto che smuova l’umana curiosità e commemori lo storico gesto.
Al mattino lui disegna quella che poi, con l’aiuto di una taglierina, diventerà  la maschera sulla quale spruzzare l’inchiostro. Una mezza A cerchiata, il riporto delle due date e un “Gino Lucetti  Vive” che non vuol repliche da chicchessia. Nasce pure la firma GAS (con l’A cerchiata, certo) che prima è Gruppo Anarchico Spontaneo, poi Gesta Anarchiche Spontanee ed infine, dopo averne discusso con lei e di comune accordo (comune, certo) Gesti Anarchici Spontanei.
Lui torna dal lavoro alle 18.15, lei lo và a prendere alla stazione ferroviaria.
Fanno un rapido conto della somma a disposizione per l’azione programmata.
Raccolgono € 10 in spiccioli destinati all’acquisto d’una taglierina e delle bombolette di vernice.
Se avanza qualcosa si pensa di festeggiare con una bottiglia di vino (chianti, certo) o gelato che a lei è restata la voglia dalla sera prima.

0,25 la taglierina
3+3 =6 le bombolette 
colori: rosso e nero (certo)
Si compra il chianti.

Lui consiglia il bel muro appena ridipinto del collegio salesiano, intonso, color crema, posto alla confluenza di due strade, una con lo stop (certo…altrimenti….), un passaggio a livello.
Il muro è esposto ad est che al mattino si esalta nel sole.
Lei dice d’aspettar notte profonda.
Mangiano e fanno fuori la bottiglia.
Lui prepara la mascherina brontolando che s’attendeva un lavoro più facile e netto.
Non riesce a ritagliare la firma dei GAS, l’azione non verrà rivendicata, sarà per la prossima.
Si vestono di nero e partono nella notte con le biciclette.
Così non ci prendono il numero di targa, dice lui, non sbagliando pensandoci bene.
A metà strada si accorgono d’aver scordato i guanti in lattice.
Lei: Dobbiamo tornare a prenderli !!
Lui:  Ormai siamo già qua, staremo attenti a non sporcarci.
Lei:  Sì, bravo furbo… e l’impronte digitali?
Lui:  ???????????????????????????????????
Sono le 21.30 di un lunedì sera.
Lei: Forse siamo troppo presto
Lui: Ma dai ...chi vuoi che giri di lunedì sera vicino al collegio salesiano?
Arrivano.Lasciano le bici accanto al segnale dello stop.
Lui: Attenzione, arriva un’auto. Sbrigati ! Facciamo finta di baciarci!
Lei: Come “facciamo finta”?!
Lui: Scusa, baciamoci.
Esce pure un’altra auto dal cortile interno del collegio. Ribacio. Ancora fanali. Tribacio.
Lui: A me parrebbe sospetto vedere una coppietta in piena luce, all’incrocio, vicino ad un passaggio           a livello, baciarsi ripetutamente…….
Lei: Tu trovi? Io no. Guarda, esce l’ennesima auto dal cortile..., baciamoci.
Lui: Bè …almeno tirati giù il cappuccio che così somigli ad un ragazzo.
Lei: Cos’è hai paura di dare scandalo?
Lui: Ora non c’è nessuno, levo il tappo alla…...ehi! ma non si apre. Mmmmmmm è durissimo!
Lei: Guarda che ci sono due alette sul tappo…...arriva un’auto!
Dengdengdengdeng – s’abbassa la sbarra del passaggio a livello, le auto si fermano a due passi.
Decidono di rimettersi in bici, passano davanti al portone del collegio: il cortile è pieno di mezzi.
Lei: Penso ci sia una riunione
Lui: Penso anch’io
Lei: Forse è meglio scegliere un altro posto
Lui (deciso): No! Ormai è deciso! (certo!)
Più avanti  la strada si allarga, c’è un altro portone, a fianco un gelso, il lampione più vicino crea un’ombra dall’albero, loro stazionano lì.
Lui: Bene. Qua non ci vede nessuno.
Passa un extracomunitario di colore in bicicletta, senza luci, che li saluta azionando ripetutamente il campanello.
Lui: Mi puoi passare le chiavi? Provo a forzare! Mmmmmmmmm (per lo sforzo)
Lei: Significheranno qualcosa le pinze disegnate alla sommità del tappo della bomboletta in prossimità delle alette?
Lui: Forse che si devono levare mediante l’uso di tali utensili?
Lei: Era quello che volevo dire…….Baciami …arriva un’auto!
Lui: Ma qui dietro non ci vedono!
Lei: Mbè ?
Scardina e leva il tappo della bomboletta nera.
Ripongono tutto nella borsa a tracolla nera.
Si riavvicinano al punto prescelto.
Lui appoggia la mascherina al muro.
S’ode rumore di motore, lei lo bacia.
Lei: Non puoi baciarmi così, si vede che tieni qualcosa sul muro
Lui: A che distanza bisogna spruzzare? Non l’ho mai fatto prima!
Lei: Neanch’io!
Lui: Pronta? Tieni  ferma la mascherina mentre spruzzo!
Dengdengdengdeng – scende la sbarra del passaggio a livello
Lei: Metti via metti via …arriva gente…baciami

Al decimo tentativo lui riesce a spruzzare velocemente e ravvicinatamente, troppo.
Lei leva la mascherina e non si capisce niente, una macchia nera dalla quale sembra spuntare un aborto di mezza A cerchiata.
Fuggono nella notte.
Lei: E’ giusto così, un’azione fallita si ricorda con il fallimento di un’altra. Non è importante l’atto ma il pensiero e questo non è finito allora né stanotte né mai. Lo zio Gino sarebbe stato contento.
Lui le sorride, nell’aria odore di Gas, incrociano un’auto.
Si baciano.





Dodicinovembre



La telefonata giunge drammatica mentre il sole sta scendendo ed io lo guardo dal ponte, con l’acqua del fiume che si tinge di toni rossastri.

Scusa Amore, hai forse buttato via i sacchi con le scarpe da buttare?

Certo che avevo buttato le scarpe da buttare, quelle da tenere si tengono quelle da buttare si buttano.
Avevamo fatto pulizia il giorno prima.  Quella fine settimana ci raggiungevano i nostri figli, non nostri “nostri”, mio figlio e sua figlia, 10 e 27 anni, di nostre c’erano le scarpe da buttare.
Si approfitta della scusa del loro arrivo per:

1)    pulizie della casa
2)    raccolta del materiale inutile e relativo sgombero
3)    creazione di nuovi siti dove accumulare nuovo materiale   
4)    acquisto di schifezze alimentari, del tipo:

a)    merendine al cioccolato
b)    patatine
c)    biscotti farciti
d)    yogurt pralinati
e)    tortillas
f)    salse piccanti e dolci

Quindi il giorno prima c’eravamo messi di buzzo buono a fare delle cose che generalmente e ideologicamente ci schifano. Non parlo delle pulizie ma dell’eliminazione di cose e della spesa settimanale. Cosa che ci porta, delle volte, a contrasti personali, cosucce ma che ci fanno star male o meglio, mi fanno star male (lei dice pure la stessa cosa ma meglio che parli per me e non per un’altra persona) perché vorrei un rapporto con lei che sfiori o raggiunga la perfezione assoluta, del tipo “ lei mi parla ed escono rose dalla sua bocca “ o “ io la guardo, lei scivola nell’aere e tutto si ferma intorno a noi e niente ha più importanza perché siamo nell’assoluto e abbiamo scoperto il segreto della vita ma chi se ne frega se ci amiamo così “, insomma generalmente è così ma quando abbiamo un compito, un lavoro da fare insieme quest’idillio s’incrina ‘n pochetto.

Lei dice che quando mi hanno programmato s’è danneggiato il file “disbrigo incombenze .exe”:
quando si parla di un qualcosa da fare mi si alza la pressione e voglio eliminare il problema prima possibile e nella maniera meno ponderata, come di solito si fa nella fretta di fare.

Lei ha un atteggiamento del tipo: aspettiamo di capire prima quale è il momento giusto e quale la modalità più conveniente, se questo abbisogna di un nostro intervento personale o se possiamo farci aiutare da qualcuno più ferrato in materia e, nel caso si arrivi a doverlo per forza fare, prendiamolo come se fosse uno spazio temporale nel quale condividere le nostre forze ed intenti nella stessa maniera, o quasi, d’un atto amoroso.



Io immagino che uno di questi giorni verremo svegliati da un poderoso bussar di porta.
Chi è?
Sono il Sior Momento, esclama con tonante voce.
Gli si apre.
Allora ? Volete o no fare quello che dovete fare?
Io mi metto a saltellare come un’antilope di Jackson anfetaminizzata, intervallando i respiri a degli hai visto che sarebbe successo prima o poi, lo dicevo io e adesso ? e adesso? Eh ? eh?
Mentre lei con la calma di chi si è appena risvegliata nel corpo fisico, ma è ancora lungi dal farlo nel corpo astrale, lo fa accomodare e gli parla con voce flautata usando per me solo occhiate di stilettante disprezzo.
Si sieda, la prego, facciamo un caffè ? preferisce un tè ? cominciamo subito, do solo da mangiare ai gatti che già si strofinano urtanti come icebergs sul titanic in cerca di croccantini mattutini.
Poggia una mano sull’avambraccio del Sior Momento Cos’è che la perplime?
Mi son fatto l’idea che voi non mi diate retta, che vi siate scordati di me!
Ah ! Questo è interessante, lei si è fatto un’idea di quello che pensiamo noi di lei, mi sembra un SUO problema. Ha paura d’essere dimenticato?
E qui quell’omaccione di un Sior Momento sbotta in un pianto da piccino, mescolando lacrime e moccio Mi trattan tutti da bambino…un attimino….un secondino…non fanno mai quello che dicono di voler fare, promesse, promesse mai mantenute e mi tiran sempre in ballo…non ho tempo, devo trovare il momento, ma io non mi sono mai perso, son sempre qua io, che aspetto gli altri!
Su, su io non l’ho mai scordata. Per me ha un’importanza primaria ed è per questo che la voglio utilizzare nella maniera più consona alla sua natura e sensibilità creando un equilibrio perfetto tra il fare e l’esistere.
Dice davvero ? rincuorato alza gli occhi verso i di lei occhi azzurri.
Ma come potrei dirle qualcosa se questa non mi sgorgasse dalla profondità dell’anima, stia in pace con se stesso, deve farlo perché è nella sua essenza l’esserlo, lei non deve avere fretta, deve sempre trovare un momento tutto per sé, gli uomini son fatti così, imperfetti, lei è perfetto, non si lasci contagiare, se avrà ancora bisogno di me mi venga a trovare, telefoni prima però, che non è stato molto gentile oggi.Tirarci giù dal letto così, dai, un colpo di telefono prima che ci ho pure la segreteria e se non mi trova ci lascia un messaggino. Sta meglio vero?
Sì, sì, mi è stata di grande aiuto
Venga che le apro la porta. Arrivederci, arrivederci.
Poi si volta verso di me Dai Amore torniamo a letto che è prestissimo! Di fuori le campane suonano il mezzogiorno.

Riassunto: il giorno prima avevamo fatto razzia nelle scarpiere e finalmente deciso di staccarci da paia di scarpe che erano già in angoli remoti della nostra memoria, ora stavo sul ponte ad una corsia che attraversa il fiume azzurro e verde, a quaranta chilometri da lei, sto aspettando che mio figlio finisca di fare il boy scout per rientrare, sotto il ponte alcuni ragazzi fanno esplodere petardi nell’acqua spaventando trote e cavedani enormi, tutta la pace ed i colori vengono disturbati dai botti, quando inaspettatamente lei mi chiama per sapere cosa avevo fatto dei tre sacchi di scarpe vecchie.
Certo Amore che le ho gettate, assieme ai due sacchi di immondizia.
Nelle fine settimana in cui ho mio figlio, di immondizia ne produciamo di più per via dell’acquisto di schifezze di cui sopra che sono fornite di imballi e confezioni ingombranti, quando questo collima con la visita della di lei figlia l’immondizia tende ad aumentare in maniera esponenziale.
In questi ultimi cinque mesi poi di più visto che abbiamo adottato i due gatti della figlia che sommati ai due già residenti portano ad un totale a cui bastano altri quaranta per intonare la famosa canzone infantile.
Riepilogo: 1 madre + 1 figlia
                   1 padre + 1 figlio
                   2 gatti + 2 gatti
- 2 sacchi di immondizia
- 3 sacchi di scarpe vecchie
Il problema non pone nessuna soluzione anche perché è già bello risolto…….o no?
Amore, penso che in uno di quei sacchi non vi siano state riposte scarpe da buttare, ma da ginnastica da lavare.
Ohi, ohi, questo mi ricorda la discussione di stamattina.
La madre diceva che c’erano due sacchi d’immondizia, la figlia tre.
Io avevo supposto, successivamente, che una si riferisse all’immondizia vera e l’altra alle scarpe.
Come succede in molti casi finisce che entrambe hanno ragione e mi è andata di lusso il non aver sposato una causa rispetto all’altra.
Fatto sta, chi due, chi tre, i cinque sacchi son toccati a me e un leggero stato di colpa pesciolina s’avvicina.


Amore, io li ho trovati preparati per il cassonetto, non li ho controllati……….
Ma lei mi salva.
E’ colpa mia, Amore, non potevi pensare che uno contenesse scarpe da centinaia d’euro.
Centinaia ? Ma ci sono pure quelle del Kazakistan?
Eh già.
Senti io ho buttato tutto nel cassonetto dopo i raccoglitori di carta, plastica, vetro e verde prima del passaggio a livello, sai quello “facciamo finta di baciarci che sta arrivando una macchina”?
Come facciamo finta?
Amore! È la stessa cosa che mi hai detto l’undici settembre. Ma è meglio se provi a recuperarle, portati dietro una torcia che ormai il sole è tramontato, sperando che gli abitanti delle vicinanze non abbiano seppellito i nostri con i loro sacchi di rifiuti.
S’accende in me il desiderio d’essere con lei e risolvere il problema. Sarà il file errato?
Non posso fare niente qui, ma non riesco neppure a star tranquillo.
Però passa un po’ e mi calmo, il tecnico incaricato alla rimozione ed al ripristino dei files sta facendo un buon lavoro con me. Chiaramente il tecnico è lei.
Il libro che mi sono portato dietro mi porta dietro lui, nel tempo (di dieci anni) e nelle problematiche israelpalestinesi, tanto da dimenticare dove fisicamente mi trovo.
Quanto godo nel viaggiare sia esso reale o virtuale o spirituale o occasionale o ale.
Amore, abbiamo controllato dal bordo del cassonetto (utilizzando il bastone ad uncino che serve a tirare giù le scale, a fisarmonica e a scomparsa, dalla soffitta ). Si vedono solo due sacchi di scarpe da buttare, non ci sono le scarpe da ginnastica. Devono essere finite sotto ad un enorme sacco pieno d’uva.
Uva ?
Sì ! Che noi infatti ci chiediamo perché è stato gettato qua e non nell’apposito raccoglitore per il Verde ! ‘Sti incivili.
Le vedo come arpionatrici alle prese con il gigantesco saccobalena, imbarcate sulla Pequod alla ricerca del saccobalena bianco, il leviatano che invece d’un profeta ha dentro a sè calzature vietnamite.
Amore…...bisognerebbe andare dentro il cassonetto a cercare meglio. Da sopra è impossibile spostare quello che c’è sopra.
Oh, oh ! chissà perché ora son io a sentirmi Giona.
Non riusciamo ad entrarci, noi. Bisognerebbe avere una scaletta e…….
Tesoro non ti preoccupare. Aspetta me e facciamolo insieme!
Va bene.
Perché questa volta non si è arrabbiata quando le ho detto non ti preoccupare?
Ha un difetto nel file “non c’è problema.exe” quando le dico così si inalbera come se le volessi nascondere qualcosa o non ne volessi parlare, ma lei dice che il problema ce l’ho io ed io non ho nessuna voglia che lui ci venga a svegliare la domenica mattina bussando alla porta, anche perché saltellare sul posto come una gazzella senza scarpe da ginnastica porta problemi tendinei, credo.
Saltelliamo invece in avanti di un’ora, lasciando la descrizione dei dialoghi, in automobile, tra me e mio figlio, nella riservatezza ed intimità dovuta e giungiamo al mio arrivo, all’affido del figlio alla figlia che appena saputo del compito affidatole alza i suoi enormi occhi verdi, famosi in tutto il globo terracqueo ed oltre, su di me implorando un Vuoi che torni io con la mamma?
No, no, grazie ma questo è un lavoro da uomini!
Giustamente ho il sospetto che ci rimanga solo d’occuparci di spazzatura visti gli insuccessi maschili su ogni fronte affrontato.
Noi a combattere per il predominio del riciclabile insieme a scarafaggi e pantegane.


Dovrei vestirmi alla bisogna, fortunatamente ho ancora qualche vecchia tuta non buttata (giustamente non è ancora arrivato il momento) ma il problema s’alza inevaso nell’atto di rivestire le mie estremità inferiori. Le calzature per siffatti lavori risiedono da stamani nel cassonetto assurto agli onori della nostra casalinga cronaca.
Guanti, torcia, arpione, scaletta ripiegabile a tre gradini metallica rossa che in larghezza non entra.
Tirar giù sedili posteriori e scoprire che nel vano naviga un vasetto di marmellata è un tutt’uno che
celo allo sguardo indagatore del mio amore (l’ho celato perfettamente tanto che quando ha letto si è voltata verso di me e m’ha chiesto: Quale vasetto di marmellata? peccato averlo già scritto, avrei potuto usare qualsiasi cosa esistente e/o inventata di sana pianta tipo l’armadillo zuccheroso dalle antenne palmate a chiazze vranoniche, che lei si sarebbe voltata verso di me chiedendomi, com’è successo per la domanda precedente, all’interno d’un pubblico esercizio: Quale armadillo zuccheroso dalle antenne palmate a chiazze vranoniche? non era male come effetto !).

Giungiamo a destinazione ed aprendo la scaletta sotto il cassonetto mi risalgono i ricordi d’immagini di sbarchi lunari, veri o virtuali fossero, all’inverso.
Il cassonetto come il Lem solo che il mondo da scoprire è all’interno.
Se vuoi vado io visto che sono la responsabile…
Ma amore come potrei io, tuo cavaliere, già solo immaginare di lasciarti entrare attraverso questo pertugio, uso allo sfioramento con la vil materia, per poi vederti calare nello sprofondo allucinatorio dei nostri e di altrui rifiuti.
Non hai bevuto, vero.
Cosa odono le mie orecchie uscire da cotanta gentilbocca della mia pulzella nonché del mio cuor…
Va bene. Vai tu.
E poi, mia dolce donna, tu sei conosciuta in codeste contrade, cosa può pensare il popolino nello scoprirti ravanare tra detriti organici ed inorganici.
Dai…entra che qui si fa notte
Madonna, ma è proprio stretto il passaggio per un uomo. Eccomi nell’abisso dell’eterno fetore.
Fortuna che non siamo in estate, fortuna che il cassonetto non sia pieno sino all’orlo altrimenti l’avrei dovuto svuotare tutto. Mi vien da pensare ai clochard, agli homeless, ai barboni dai! A quando avevo diciotto anni ed in fuga da casa e credevo d’essere allievo della Scuola dei Barboni. Cosa mi rimane di quei sette mesi di scuola. L’incontro con la fame vera, quella di tre giorni senza niente sullo stomaco, la conferma che non esistono le coincidenze né il caso, l’amore enorme per una libertà che sono riuscito ad assaporare.

Non c’erano cassonetti così quella volta, non c’erano persone che ci andavano a dormire dentro rischiando di morire triturati o bruciati dagli incendiari di città. Credo che il posto migliore per farsi una dormitina al calduccio sia in un raccoglitore di carta, solo che è impossibile entrarci e poi son sempre pieni.

Ma ora sono nel ventre della vacca ruminante i rifiuti umani. Eccole le nostre sporte riutilizzate, scorgo le due normali con lattine aperte di cibo per gatti e varie scorie.Non mi addentro nello studio delle sporte altrui, non ho tempo. Trovo una e poi due borse di scarpe, ma sono le vecchie, manca la terza.
Amore! Non trovo la terza sporta, spero non sia stata trafugata che ne so, poi, del traffico clandestino dei nostri rifiuti.
Guarda sotto il sacco più grande, quello pieno d’uva.
Sposto con fatica il succitato rompendolo, mi ritrovo in una festa del vino a calpestar grappoli d’uva fragola.
LO VEDO !!! Gli altri due sono lì, questo è il TERZO.
L’ho trovato……ma pure in questo ci sono scarpe da buttare!
Ma come ??!
Amore vedi che non avevi sbagliato! Non sbagli mai.
Allora dove sono quelle da lavare.
Beh! Io sono da lavare adesso. In ogni caso se non sono state buttate sono rimaste a casa !Esco e torniamo a cercarle!
Ma amore…le ho già cercate dappertutto! Non ci sono!   

Qui si comincia a ragionare sulla misteriosa scomparsa.
Assodato che non è stato gettato né è stato portato fuori dall’abitazione, l’unico posto dove cercarlo è DENTRO l’abitazione. Non ci sono altre possibilità. Le scarpe si trovavano in casa.Punto e doppio punto, direi puntonissimo. Finalmente una bella realtà oggettiva senza se e senza ma, un dogma.Non si discute: LE SCARPE SONO IN CASA.

Quando la realtà è così semplice da interpretare, io rimango di sale a sentire una persona affermare il contrario, tipo: Impossibile ! ho visto dappertutto, ho cercato dappertutto, siamo state tutto il pomeriggio a buttar all’aria la casa e NON CI SONO!

 PERCHE’ NON MI CREDI?

Sul perché non mi credi si potrebbe disquisire ad oltranza attendendo l’arrivo dei quattro cavalieri dell’apocalisse annuncianti il giudizio universale che attendono la loro ora, come una cellula dormiente, sotto le spoglie dei nostri quattro gatti (o dovrei dire dei loro quattro gatti, di lei e la figlia sua, ma ormai mi considero un parente pure io, anche se vorrei proprio sapere, nella scala degli affetti, in che posizione mi collocano, sia i gatti sia le umane….no, forse è meglio non volerlo sapere e poi, come direbbe lei, che senso ha ?).
Sul perché non mi credi si potrebbe disquisire, ma non lo si farà, almeno ora ed almeno qua.
Una sera inviteremo il Sior Umberto Galimberti, Franco Battiato ed il suo amico studioso sufi, Jodorowsky e PierAlberto Angela ed apriremo un tavolo delle trattative sul tema, ma ora no.
Io non sono credente, se non credo neppure in Lui perché dovrei credere a Lei.
Ma le credo, il che mi fa dubitare sulla durata del mio essere agnostico.
Solo che non regge….anche se sono convinto sulla possibile smaterializzazione degli oggetti a causa di un improvviso cambio di polarità negli atomi che li compongono, passando da materia ad antimateria, questo può andar bene quando non si riescono a trovare oggetti molto ma di molto piccoli: una chiave, un accendino…. e vale solo per me.
Nel senso che la fisica ufficiale ha scoperto questo scambio solo nell’infinitamente piccolo, a livello di cosette più piccole dei quark, squnz, stinz non mi ricordo come si chiamano. Do un colpo di telefono al Rubbia (che è di Gorizia) e ve lo so dire, ma insomma già a livello di atomo è impossibile.
Solo che è una bella scusa e può spiegare benissimo gli episodi che succedono quotidianamente, quando vai a cercare una qualsiasi cosa, convinto che sia lì nel cassetto dove tu la metti sempresempresempreinseculaseculorum e non la trovi. Rivolti il cassetto da cima a fondo, levi pure i chiodini delle assi che lo compongono, le stacchi e poi le riattacchi usando il vinavil, rimetti i chiodini, riempi il cassetto, rassegnato vai a ricomprare un’altra cosa al posto della perduta ed il giorno dopo, riaprendo il cassetto la trovi LI’ al solito posto, insieme alla nuova, che fanno già comunella e si sposeranno tra poco. Avanti spiegatemelo un po’ voi. Io mi sono trovato la teoria della smaterializzazione per inversione di polarizzazione molecolare, mi fa sentire meno pirla.
O fai così o diventi amico di David Copperfield, il mago intendo.
Non vale, però per oggetti così grandi, ci saremmo trovati davanti ad un buco nero spazio/temporale che avrebbe inghiottito tutta l’abitazione, la via…l’intera città.

Mi trovo in una posizione orribile, tra le più orribili per l’essere umano terrestre maschio.
Le scarpe sono in casa, ma lei dice d’aver già visto dappertutto: le scarpe non ci sono. Se metto in dubbio la sua affermazione, mi ritrovo con l’infamante accusa di non aver fiducia in lei con conseguente effetto a cascata sul nostro rapporto. Io la amo, la stra/amo, la giga/amo e devo muovermi con estrema cautela, in questo caso. Dovrò usare più del solito 5% di potenzialità mentale per uscire da quest’impiccio.

Dunque, devo: I.  Trovare le scarpe (giuro che se non le trovo da domani vado in giro scalzo)
                           II. Trovarle in un posto che sia stato/è/sarà impossibile da scoprire nella sua
                                 precedente/presente/futura ricerca.

Vado in lavanderia, piano interrato, lei mi segue dicendo ho già visto lì, non ci sono e va bene fai tu, fai, fai che sei più bravo
Amore, non possono che essere in casa, un paio d’occhi in più possono aiutare. So che dove tu hai visto non ci sono, ma può capitare, talvolta, di perseverare nel non vedere.
In lavanderia niente. Sudore lungo la schiena, sarà una casa stregata o meglio streGATTA.
Nel locale caldaie ….niente. Che senso ha cercare nel locale caldaie, amore. Perché avremmo dovuto lasciarle lì.
Ne convengo, ma la mente umana è così disordinata che ci si può aspettare di tutto e poi ci sono sempre così tanti misteri sotto questo cielo.
La stanza dei gatti della figlia. Neppure qui c’è il sacchetto……ma aspetta….che cos’è che mi occhieggia sotto quella coperta lasciata sopra quella scatola di cartone da verdura ? la scatola di cartone, giustamente, ma le scatole non occhieggiano. Cosa c’è dentro la scatola di cartone.

QUELLE STRAMALEDETTISSSIME SCARPE DEL CAVOLO !!!!!! CHI SE NO !?!?????

Il segreto è tutto qua. Come spiegherebbe Poirot ai presenti presunti colpevoli riuniti nella sala per la scena finale, noi cercavamo un sacchetto, mentre dovevamo cercare uno scatolone con sopra una coperta messa da noi medesimi il giorno prima a protezione delle scarpe dai gatti.
Ma chi protegge i protettori dai protettori medesimi ?

Amore, hai ragione tu. Non potevi trovare il sacchetto con le scarpe perché non c’era nessun sacchetto !
Oooooooh ………….grazie, grazie, grazie.



Il suo abbraccio val più di mille baci, il suo bacio val più della mia vita e, per me, la mia vita vale molto da quando sto con lei.

Torno in salotto. Mio figlio è a rimirar cartoni.
Ho trovato le scarpe figlio mio. Sono entrato nel cassonetto per niente. Ma l’ho fatto per Amore.
Lui dalla televisione sposta gli occhi su di me, mi squadra e mi dice:

“ Spero tu ti sia fatto una doccia, papà. “.

Fine dell’incantesimo romantico.

Fine.
                       


Di: Kabeira | commenti (1) | plink |

parole sante


martedì, 18 aprile 2006 @ 18/04/2006 20:04

 
Ho sempre pensato che la realta' sia fatta per quel genere di persone che non sanno affrontare le droghe.

> Tom Waits




 

Di: Kabeira | commenti (2) | plink |

a'bbbbellli de mammma!!!!!!!!!!!!!


lunedì, 27 marzo 2006 @ 27/03/2006 20:48

The image “http://www.mutelibtech.com/mute/dm/dm3l.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.

Finalmente! Concerto eccezionale, posto giusto, compagnia perfetta, felpa ad hoc.....mitico veramente.
Un altro mocio a questo blog, please!!!!!! ;-)

Di: Kabeira | commenti (3) | plink |

il blog è mio e me lo gestisco io


mercoledì, 15 marzo 2006 @ 15/03/2006 16:34

 Ieri sera..........cosa davano?........ ah sì.........matrimonio all'italiAna.... no aspetta......inter-Ajax!!!!!!!!!!!!!

 

Di: Kabeira | commenti | plink |

S'ignora e non s'ignori


lunedì, 13 marzo 2006 @ 13/03/2006 22:05

The image “http://www.rapanuicentral.com/image/rapanui%20moai01a.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.
GENETLIACO 2 La vendetta
Ops volevo mettere una foto del mitico empidosi, ma la mia non gelato-scenza dei meandri informatici ecco cos'ha combinato.....;-)
EQQQQQQUINDI:  AUGURIIIIIIIIIIIIIIIII AAAAAAA TEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!!
WE ARE BACK (powwah)

Di: Kabeira | commenti (1) | plink |

Libertà


venerdì, 02 dicembre 2005 @ 02/12/2005 21:16

L'uomo scevro da pregiudizi, l'uomo che ragiona e opera secondo ciò che la mente e il cuore gli suggeriscono, non sente il bisogno di avere dei pastori,dei capitani,dei direttori negli atti grandi o infimi della sua vita.

Di: Kabeira | commenti | plink |

True Colors


domenica, 30 ottobre 2005 @ 30/10/2005 21:35

Una bellissima sorpresa questo fine settimana, un arrivo inaspettato verde e blu, un amore vicino tutto d'oro, un buon amico black rock , un bel film carminio,dei pop-corn rivestiti di cioccolato bianco, un gatto rosso ed uno grigio.....insomma, un arcoiris di surprises per tutti i gusti e tutti i sensi....mi sono sciolta in una pozzangheretta di zuccchero ;-))))
Yours Sempervirens

Di: Kabeira | commenti (6) | plink |

demenza italo-africana


venerdì, 07 ottobre 2005 @ 07/10/2005 08:28

Cosa provoca un branco di gnu in una valle molto ampia intonando un verso con tutte le sette note tranne la terza?

La Gnu eco-no-mi

Il mio fornitore? Empidosi, naturalm.!

E cosa canta Liza Minnelli nella savana?

Gnu Yoork,Gnu Yoork!!!!!

I Platters stanchi di vederli?

Only gnuuuuuuu!!!!!!!!!!

Di: Kabeira | commenti (3) | plink |

Il massimo del minimo II


martedì, 04 ottobre 2005 @ 04/10/2005 14:01

...essere sempre in Kenya ma in un altro parco, cercare di stare sveglia per sentire i rumori della notte e la mattina scoprire che alle quattro circa del mattino un elefante(un altro) ha sfondato la recinzione, dietro di lui sono arrivate le zebre per sfuggire al leone,il quale ha lanciato due ruggiti tremendi che praticamente tutti sono rimasti agghiacciati dal terrore, il tutto a due passi da te (le cacche lo confermano)...e tu che facevi? Dormivi di nuovo della grossa! :-(

PS Poi gli elefanti i leoni e le zebre li ho visti di giorno, bellissimi,ma vuoi mettere,ufffaaaaaaa !!!!!!!!!!!!!!! :-)

Di: Kabeira | commenti | plink |

Il massimo del minimo


@ 04/10/2005 13:54

...essere in Kenya, sapere che un elefante ha bighellonato due ore tra le tende compresa la tua e tu che facevi in quel tempo,alle due e mezza del mattino? Dormivi della grossa!!! :-(

Di: Kabeira | commenti | plink |


mercoledì, 21 settembre 2005 @ 21/09/2005 11:41

 

Non potevo proprio farne a meno.............. ;-]

precious page

depeche mode
Lyrics | Songs
Precious
 
Precious
 
 
Lead singer: David Gahan
 
Songwriter: Martin L. Gore
 
Appears on: "Playing The Angel" album
"Precious" single
 
front cover
 
 
Precious and fragile things
Need special handling
My God what have we done to you
We always tried to share
The tenderest of care
Now look what we have put you through
 
Things get damaged
Things get broken
I thought we'd manage
But words left unspoken
Left us so brittle
There was so little left to give
 
Angels with silver wings
Shouldn't know suffering
I wish I could take the pain for you
If God has a master plan
That only He understands
I hope it's your eyes He's seeing through
 
Things get damaged
Things get broken
I thought we'd manage
But words left unspoken
Left us so brittle
There was so little left to give
 
I pray you learn to trust
Have faith in both of us
And keep room in your hearts for two
 
Things get damaged
Things get broken
I thought we'd manage
But words left unspoken
Left us so brittle
There was so little left to give
 
 
 
 

Di: Kabeira | commenti (3) | plink |

412


martedì, 20 settembre 2005 @ 20/09/2005 14:25

.....Stamattina, devo cercare un numero. chiamo il 412 e mi risponde una voce tipo Peppino de Filippo: "  AAALLLLORA, SIGGGNNNORA, CHI VOGLIAMO CERCARE OGGI?" e io, stupita, comincio dal nome del paese che subito viene preso come canovaccio per un pezzo recitativo. Allora lancio l'esca: " Scusi ma lei lavora per il 412 o per il teatro di napoli?"   Il pesce abbocca in men che non si dica e inizia uno scambio di battute dove nell'ordine

- si sbeffeggia silvio che dice che siamo tutti ricchi e felici

- si ammette che in realtà siamo un po' tutti stressati e poverelli

- si ipotizza che l'operatore napoletano che lavora a milano sia un po' più triste dell'operatore napoletano che lavora a napoli

- ci si ringrazia per un quarto d'ora per essersi rallegrati a vicenda e si auspica di potersi ritrovare vocalmente nella giungla del 412

E il numero? Beh, chiaro, la persona l'aveva messo RISERVATO :-D

Di: Kabeira | commenti (3) | plink |

Grappa Grappa Marc Grapa Grappa


venerdì, 09 settembre 2005 @ 09/09/2005 20:45

...rispettivamente in italiano, inglese, francese, spagnolo,germanico....chissa marc da dove salta fuori....comunque ecco le mie intenzioni:
GRAPPA ALLA ROSA SELVATICA
INGREDIENTI 1 litro di grappa secca, una manciata di cinorrodi di rosa canina. PREPARAZIONE Pulite i frutti della rosa canina dalla pellicola che li ricopre e ponete la polpa a macerare nella grappa in contenitore a chiusura ermetica. Lasciateli macerare per 3 settimane in luogo caldo agitando di tanto in tanto il recipiente, quindi filtrate e imbottigliate. Attendete poi 3 mesi circa prima di gustare la grappa che, tra l’altro, ha un leggero effetto lassativo. SUGGERIMENTI ED INFORMAZIONI I cinorrodi sono i frutti della rosa canina, simili a bacche,  che alla maturazione (all’inizio dell’inverno) assumono un vivace colore rosso. La grappa che vi presentiamo è di facilissima preparazione e particolarmente buona.
......ora, lasciamo perdere il leggero effetto lassativo, convinciamoci che l'effetto é afrodisiaco e il gioco é fatto!!!!!!
PS Siete tutti invitati, per l'uno e l'altro effetto, visto che ho in giardino una rigogliosa pianta di.


Di: Kabeira | commenti (10) | plink |

Note


venerdì, 26 agosto 2005 @ 26/08/2005 15:07

E' perso nella notte
questo morire
questo suono disperato
circondato da un'eco
di un uomo solo
con le braccia deboli e lucenti
che soffia
pazzamente soffia
le sue note nel buio.

               a Miles Davis, sabato ventotto settembre millenovecentonovantuno

Di: Kabeira | commenti (4) | plink |

Disclaimer:
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001